Dal 1 al 7 ottobre si celebra ogni anno La Settimana per l’Allattamento Materno (SAM) 

 

Colgo l’occasione, finalmente, per mettere nero su bianco la mia esperienza.

Prima della nascita di mio figlio non avevo comprato nulla che riguardava l’allattamento, neanche un reggiseno, forse per scaramanzia o perché pensavo che non sarei stata in grado di farlo.

In quell’unico giorno in cui Samu è rimasto in stanza con me dopo il parto, c’è stata un’ostetrica che mi ha spiegato come poter allattare nel modo giusto, sono riuscita ad attaccarlo un paio di volte, con non poche difficoltà; il giorno successivo lui è fu trasferito in neonatologia.

 

A quattro giorni dalla nascita, finalmente arrivò la tanto attesa montata lattea, ricordo ancora molto bene la sensazione di quel seno durissimo, ma con dei bendaggi di acqua calda sono riuscita ad alleviare.

Tornati a casa lasciando il piccolo in ospedale, mi sono tirata il latte per cinque (infiniti) giorni ogni tre ore, avevo il freezer pieno di contenitori con una quantità incredibile di colostro, sembravamo un supermercato.

Ho continuato a dare il mio latte con dei piccolissimi biberon, quando il mio non bastava, in ospedale davano una piccolissima quantità aggiuntiva di latte artificiale.

Da quel momento è iniziato per me un lungo rapporto con il tiralatte.

Utilissimo quello che ho utilizzato, (in prestito da una mia cara amica) inizialmente manuale e poi registrava la modalità con cui premevi diventando elettrico, davvero un prodotto eccellente di Avent (ve lo consiglio!!!)

Dopo aver partorito, il primo periodo è ricchissimo di emozioni, al rientro a casa mi sono sentita talmente impacciata, lui era così piccolo e con quella boccuccia che cercava sempre qualcosa da ciucciare.

Seguirono mesi difficili, i primi tre soprattutto (aveva anche le colichette tutti i pomeriggi, e dico tutti!), chiaramente il mio bimbo mangiava spesso, anche meno di tre ore fra una poppata e l’altra, ma essendo io una molto metodica ho cercato di far rispettare degli orari, non sempre riuscivo in questa impresa.

Ma pian piano sono riuscita ad allungare le poppate. 

Una cosa che non ti dice nessuno sull’allattamento è quanto sia FATICOSO.

Non parlo solo di fatica fisica, quella sì per le ore di sonno perse, è tutto uno scombussolamento, ma è soprattutto una stanchezza mentale.

Bisogna armarsi di tanta buona volontà e non scoraggiarsi ai primi momenti di stanchezza.

In questa fase: sei uno strumento. 

Lo strumento della sua crescita.

Il latte inizialmente è tutto per il neonato!

 

 

Certi giorni, mi scoppiava la testa e piangevo, piangevo, (vogliamo parlare anche degli sbalzi d’umore dopo il parto?!!!) dicevo a Francesco “ma sei io mi sento male, come fa Samuele???!!!!!” Lui cercava di aiutarmi, ma ovviamente io avevo il latte.

Ogni mese, andavamo dalla pediatra per il controllo e chiedevo conforto a lei, ma il mio bimbo cresceva così bene ed io stringevo i denti fino al mese successivo.

Ho scelto di non mollare solo per Lui, per quell’Amore che ti fa alzare ogni giorno, nonostante ti senti a pezzi.

Solo per Amore: l’Amore di Mamma.

Dopo circa cinque mesi, lui si è abituato ad i miei ritmi ed io ai suoi, sono diventata molto pratica, allattavo ovunque: in casa e fuori, in auto e riuscivo persino ad alzarmi e fare delle cose mentre lui mangiava.

 

 

Impari piano piano e siamo riusciti ad andare avanti per sette (lunghi) mesi ed una settimana.

Un ottimo traguardo visto che pensavo che non sarei proprio riuscita a farlo!!!

Ovviamente, quando sono tornata in ufficio, Samuele ha fatto i capricci per accettare il biberon, ho pianto più io per quindici giorni, che lui di fame, alla fine però sono riuscita ad integrare con il latte artificiale in modo da fare solo le poppate della mattina e della sera.

Mi sono accorta che lasciando il seno, un allontanamento avvenuto in maniera del tutto naturale, mio figlio finiva il suo biberon di latte in maniera veloce e soprattutto vedevo il suo viso appagato come quando prendeva il seno.

Nonostante a distanza di mesi, mi manca questo nostro momento di intimità, sono molto contenta di come lui abbia un buon rapporto con il biberon.

 

 

 

Per fortuna adesso esistono le consulenti di allattamento, che aiutano le mamme all’approccio. Io non ne conoscevo quando allattavo, ma so che possono essere di grande utilità.

Credo inoltre che, l’allattamento deve essere un desiderio e non una imposizione dettata dalla famiglia o da un’amica; indubbiamente si crea un legame unico mamma bimbo/a, ma oggi esistono latti artificiali che permettono ai nostri bimbi di avere il giusto nutrimento per crescere sani e forti.

Naturalmente il mio consiglio è di provare, armandosi di tanta buona volontà e non scoraggiarsi ai primi momenti di stanchezza.

Poi se per altri millecinquecento motivi non si riesce nell’allattamento, non significa che si è “cattive madri”, non sarà questo a stabilirlo, nella maniera più assoluta levatevelo dalla testa!

Essere una buona madre non lo so, ancora, cosa significa, ma so che ogni giorno metto un Amore smisurato nel crescere mio figlio e cerco di fare sempre del mio meglio per Lui. 

 

#perchèhosceltodiallattare

#soloperAmore

 

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Alessandra Partescano - ilbellodiesseremamma.it - Tutti i diritti riservati 2015